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Apri le labbra e le avvicini lentamente al glande, lasci che il tuo respiro stuzzichi la pelle vogliosa prima di leccarlo maliziosamente. Appoggi la lingua sul pene, ne disegni il contorno e quindi scendi sino ai testicoli, risali e ti fermi ancora sul glande, lo lecchi sempre più velocemente poi spalanchi gli occhi e te lo infili nella gola. Succhi, sali e scendi con la testa percorrendo tutta l’asta. Le tue guance profondamente incavate testimoniano l’intensità con la quale lo stai succhiando. Ogni tanto ti sfugge un gemito, forse quando lo senti pulsare tra le labbra e ti aspetti un fiotto di sperma. Ma tu sai come tenere un uomo al limite, farlo godere senza spingerlo all’orgasmo.
Apri le gambe e con le mani ti massaggi il ventre, le fai scendere sino alla vagina e ti apri le labbra mostrando la tua femminilità per invitarlo dentro di te. Lo aspetti con lo sguardo fisso sul suo, quasi una sfida oppure una silente preghiera. Lo senti puntare contro la tua carne calda e umida, lo senti spingere ed entrare, senza fatica, senza alcuno sforzo, tanto sei aperta e bagnata. Scivola in te, ti penetra a fondo, ti apre, sin che senti i suo testicoli sbattere e sai di averlo tutto dentro. Allora inarchi il corpo, spingi in basso il pube e ti stringi su di lui, lo vuoi sentire, lo vuoi ricordare.
Poi ti apri ancora sollevando il pube, lo inviti a muoversi, a sbatterti. Lo vuoi sentire uscire completamente per poi entrare ancora, a fondo e con forza. Vuoi sobbalzare sotto i suoi colpi, vuoi che sentirlo scorrere dentro di te.
Apri la bocca, questa volta per urlare il tuo piacere.
Vieni, godi, ansimi, gemi, ti muovi senza più controllo. Vai incontro a lui mentre spinge, ad ogni colpo ti senti aprire e questo aumenta il tuo piacere. Lo fai venire con te, ti muovi troppo bene e sei incredibilmente eccitante quando godi. Ti lasci riempire, lo fai venire dentro e ti spingi contro di lui per risucchiare il suo pene nel ventre insieme al suo seme.
Godi con lui. Le sue pulsioni il suo seme caldo ti procurano ancora un orgasmo, o risvegliano semplicemente quello che stava ormai scemando.
Quando lui esce tu rimani con le gambe aperte, spalancate, e guardi un rivolo di seme che cola dalle labbra della tua vagina. Forse lo fai per ricordare quello che hai appena provato o forse ti chiedi quanto te ne ha lasciato dentro.
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Attento a non prendere l’A8 in direzione Aix, noi saremmo interessati ad arrivare a Le Lavandou. Devi prendere a sinistra…là.
Marco come navigatore è negato.
Mi aveva già fatto allungare il viaggio di parecchi chilometri con la sua mania di seguire sempre l’autostrada.
Dietro, Laura e Sara, si stavano raccontando gli affari loro del tutto disinteressate ai drammi che avvenivano nei sedili anteriori. Anzi, le loro confidenze, le descrizioni accurate della biancheria che si erano portate dietro e i consigli che si scambiavano su come mettere in mostra le parti migliori del loro corpo, non facilitavano certo la nostra concentrazione.
Ci stavamo recando nella Costa Azzurra per il matrimonio di un comune amico che si era innamorato di una stupenda ragazza di lì. Sarebbero venuti ad abitare in Italia, ma la cerimonia si sarebbe svolta nel paese natale di lei.
Considerato che eravamo verso la fine di giugno la cosa non ci dispiaceva per niente. A pochi giorni dall’inizio dell’estate astronomica, il clima della Provenza era fantastico e la forra mediterranea, non ancora bruciata dal sole e dalla siccità, si esaltava nelle sfumature del verde in contrasto con i campi di lavanda. Mancavano le ginestre, già sfiorite, ma sappiamo accontentarci!
Avevano organizzato bene la cerimonia.
La sposa, originaria di Le Porquerolles, un’isola con forte vocazione turistica a poche miglia dal Paese di Le Lavandou, aveva scelto la piccola chiesa di Port-Cros per la funzione.
Questa piccola isola situata davanti alla più grande è da parecchi anni un parco naturale a protezione totale. Non vi sono né automobili né asfalto. E’ pochissimo attrezzata, due piccoli alberghi e quattro ristorantini accolgono i turisti che nel periodo estivo, trasportati dalle barche che partono dalla costa si passano la giornata in questo piccolo paradiso. La sera, quando l’ultima barca è partita, rimangono solo i pochi abitanti e quei fortunati che hanno trovato alloggio nelle poche camere disponibili.
Noi eravamo tra quei fortunati.
Per il matrimonio avevano prenotato tutti i posti disponibili con sufficiente anticipo e l’isola sarebbe stata tutta nostra per tre giorni, almeno la sera!
Non conoscevamo tutti gli invitati, ma eravamo certi che la situazione avrebbe facilitato il nascere delle amicizie nonostante i piccoli problemi di comunicazione tra noi e i francofoni.
Lasciata la macchina al paese sulla costa c’imbarchiamo in compagnia d’altri invitati e vari turisti. Il breve viaggio via mare fu movimentato dal fatto che l’equipaggio, conoscendo bene la sposa, aveva deciso di far divertire i suoi amici prendendo le onde in modo da far ballare per bene la barca.
All’arrivo troviamo Andrea, il futuro sposo, ad attenderci sul molo. Baci e abbracci, pacche sulle spalle e i convenevoli di rito, dopo di che ci accompagna ai nostri alloggi.
Siamo fortunati, il nostro albergo si trova isolato in una baia a pochi minuti dal centro vitale dell’isola. Durante il tragitto veniamo informati che per la serata hanno organizzato un piccolo spettacolo e che per la cerimonia sono assolutamente vietati abiti eleganti e tacchi alti, la chiesa si trova quasi nel centro dell’isola a più di mezz’ora di cammino. Il posto è splendido e molto intimo. Considerate che occorrono circa due ore a piedi per fare il giro di tutta l’isola e avrete l’idea della sua dimensione.
Sistemati nelle nostre camere iniziamo a sentire i morsi della fame. E’ presto e abbiamo tutto il pomeriggio davanti.
Mangiamo qualcosa al villaggio mentre studiamo una piccola carta topografica della zona, notiamo tutta una serie di sentieri che portano a delle calette isolate. Per stimolare la digestione e occupare parte del pomeriggio ci avviamo lungo la traccia che porta alla spiaggia più lontana e tranquilla.
Il percorso si snoda negli arbusti tipici della macchia mediterranea, il profumo delle erbe, misto a quello del mare, ci regala delle sensazioni molto rilassanti.
Il tragitto non è faticoso, per la maggior parte è in piano, ma notata una piccolissima spiaggia, a metà percorso, quasi invisibile dal sentiero non resistiamo alla tentazione di scendere in riva al mare.
Da sotto si ha l’impressione di essere completamente isolati, solo la costa della Provenza con le sue cittadine, visibile in lontananza ci dà il senso della realtà.
Fa molto caldo, il sole batte forte invitando a buttarsi in acqua. Lo pensano anche Laura e Sara, il fatto di non aver previsto il costume da bagno non è un problema per loro.
Con Marco sto osservando la piccola fauna che pullula sulla battigia quando sentiamo il rumore di due tuffi.
Sono le nostre donne che, abbandonati i vestiti, si sono buttate in acqua. Sono un bello spettacolo e restiamo a guardarle mentre si spruzzano per gioco come due bambine.
Non avendo previsto niente per asciugarsi, al ritorno, devono stendersi al sole sui loro stessi abiti. Quei due corpi distesi in modo provocante e bagnati sono un invito cui è impossibile resistere.
Marco ed Io ci avviciniamo alle nostre rispettive compagne e ci mettiamo comodi per riuscire ad accarezzare meglio i loro corpi. Le nostre attenzioni non sono subito corrisposte. Mugugnano, si lamentano che non è mai possibile stare tranquille. Al termine si voltano, contemporaneamente sulla pancia e ci danno la schiena.
Noi sappiamo che in realtà aspettano le nostre proposte. Con una rapida occhiata di intesa decidiamo di scambiarci di posto, in silenzio, dando alle nostre donne il piacere di scoprire con calma chi le sta toccando. Sappiamo, poiché le conosciamo, che tutte e due vorrebbero essere al centro dell’azione. Purtroppo non sarà possibile accontentarle.
Io mi occupo di Sara e Marco di Laura. Iniziamo ad accarezzarle la schiena scendendo poco alla volta verso il sedere. Loro due, non danno segno di aver intuito lo scambio.
Guardo le mani di Marco che accarezzano il corpo della mia donna, seguo rapito le loro evoluzioni e immagino le reazioni di Laura a quelle carezze. Conosco benissimo la sensazione della sua pelle sotto i palmi delle mani e riesco a sentire quello che sente Marco.
Alzo lo sguardo e mi vedo riflesso negli occhi di Marco; stiamo provando le stesse sensazioni.
Sempre con l’apparente indifferenza delle due donne mi accorgo di fare a gara con lui a chi tocca in modo sempre più esplicito la compagna dell’altro. E’ assolutamente inconscio ma se vedo le sue mani che si avvicinano al seno di Laura, io scendo di più su quello di Sara. Quando io mi avvicino alle natiche della sua donna, lui scivola attraverso il retro delle cosce verso il pube della mia.
La cosa si sta facendo più morbosa del previsto. Non abbiamo mai fatto uno scambio completo alla presenza di tutti e quattro contemporaneamente.
Inizio a spogliarmi, subito seguito da Marco.
Accarezzando Sara la invito a sollevare poco alla volta il sedere sino a quando non si trova alla giusta altezza e la vagina è proprio di fronte al mio membro. Con la mano m’intrufolo fra le sue cosce, salendo verso il pube la ruoto in modo da farle divaricare un minimo le gambe. Esploro fra le sue labbra ed ho la conferma che la sua indifferenza è frutto di una recitazione studiata nei particolari, evidentemente in combutta con Laura.
Lei è eccitatissima e pronta a ricevermi. Non so se ha riconosciuto chi c’è dietro di lei, poi penso che senz’altro ha capito dal tocco delle mie mani che non sono suo marito. Lo stesso discorso vale per Laura che in questo momento si lascia infilare, con estremo piacere, due dita di Marco nella vagina.
Sara ha la faccia premuta sulla sua camicia appoggiata sulla sabbia e il sedere alto, in attesa. Appoggio il mio membro alla sua leggera peluria. Dilato con dolcezza le labbra della vagina mentre mi scappello. Appoggio il pene su quella pelle morbida e umida, strofinandolo, avvicinandomi senza cercare di penetrarla al suo buco. Lei è impaziente, si muove anticipando le mie mosse in modo da farlo entrare in lei. Tento di continuare il gioco ma lei è più abile e me lo cattura. Come lo sento iniziare ad entrare spingo con decisione, so che a lei piace, quando è molto eccitata e dilatata, sentirlo entrare di colpo. Geme forte, attirando l’attenzione degli altri due, e inizia a muoversi alla ricerca di penetrazioni sempre più profonde.
Laura richiamata dai versi di Sara, volta la testa nella nostra direzione e resta a guardarci. Il suo viso dimostra che sta provando un piacere molto forte, grazie alle mani di Marco che le stanno facendo di tutto. S’illumina, colta da ispirazione e scivola via da lui, si rigira sulla schiena tanto che penso voglia farsi prendere in quella posizione. Scivolando sul sedere si porta dinanzi al viso di Sara, trascinando con se i suoi vestiti sotto di lei. Apre, o meglio spalanca le gambe in direzione di Marco, invitante e decisa ad ottenere la sua parte di piacere. Quando lui s’inginocchia fra le sue cosce, lei prende in mano il suo pene trascinandolo verso la meta. Si lascia penetrare facilitandolo quanto più possibile, aprendosi a lui e inclinando il pube in modo favorevole. Come l’ha dentro fino in fondo stringe le gambe contro i fianchi di Marco, inclina verso il basso la vagina e inarca la schiena, come piace a lei quando viene presa, per sentirlo meglio e completamente.
Resta così, lentamente si volta verso di me e aspetta che io ritorni a sbattere Sara per concedersi ai colpi di Marco.
Sara allunga una mano verso il seno di Laura e lo prende, stringendolo e stuzzicandolo a seconda di come entro in lei. Non soddisfatta cerca di raggiungere i peli del pube di Laura ma è troppo lontana; allora, mentre gli sono dentro gattona verso di lei. Quando la raggiunge cerca il suo clitoride, unendo la sua mano al membro del marito. Per Laura è troppo inizia a godere in maniera incontrollata, geme e ansima. Non può durare a lungo in quella condizione.
Quasi sull’orlo dell’orgasmo blocca la mano di Sara e spinge fuori Marco da se. Si allontana da noi trascinandosi sui gomiti. Dice a Marco di stendersi, lo fa mettere con il viso sotto quello di sua moglie e gli sale a cavallo guadandomi negli occhi. Si guida dentro il membro voglioso di lui e scende accogliendolo tutto. Con la schiena dritta, leggermente all’indietro guarda con interesse la sua zona pubica studiando con piacere quello che le riempie il ventre. Sale e scende un po’ di volte osservando rapita la sua penetrazione, unendo il piacere della vista a quello che le trasmette il suo corpo. Soddisfatta dello spettacolo si lascia andare in avanti e inizia un movimento di anche e bacino che ben presto le disegnano sul viso i tratti del piacere.
Sara, nel frattempo mentre si gusta il mio membro dentro di lei bacia e lacca la bocca di Marco sotto di lei.
La gara che prima era tra me e Marco ora vede un altro sfidante, è Laura. Noto che dapprima adegua i suoi movimenti al modo in cuoi penetro Sara. Quando lo spingo dentro di lei, Laura scende sul pene di Marco. Se do un colpo lungo e profondo a Sara, Laura divarica le gambe e preme il più possibile il pube contro Marco, lasciandolo entrare a fondo.
E come quando ci dedichiamo al sesso orale a vicenda. Più lei mi stimola più io la lecco intensamente e quando voglio di più, le do di più.
Scopare davanti alla tua donna che si sta facendo un altro e come un magnifico sessantanove, gli altri due sono, in questo momento, solo delle appendici, dei mezzi che usiamo per darci piacere.
Dal canto loro, Sara e Marco, ci lasciano fare scambiandosi le tenere effusioni che non si potrebbero dare se fossero uno sopra l’altra o viceversa. Uniscono i forti stimoli di un rapporto intenso e animale con i baci e le occhiate tenere. E’ una situazione ben bilanciata, ognuno di noi trova, nella nostra piccola orgia, quello che desidera in quel momento.
Io rallento il ritmo, lascio scivolare la mano sul sedere di Sara e cerco di raggiungere la vagina. La prendo piano con delle spinte lente e profonde, assecondo le sue contrazioni, mentre la stimolo con la mano. Voglio farla godere.
Laura, che ha lo sguardo fisso sul mio bacino, si adegua. I suoi movimenti si fanno più lenti e sensuali. Sale e lo lascia uscire quasi completamente con il pube spinto in avanti, poi cambia inclinazione e scende lenta. La sua mano, dopo averla lasciata scendere aderente al suo corpo dal seno al monte di venere, apre indice e medio, seguendo la curvatura del pube, intorno al membro di Marco; stringendolo nella corsa dentro di lei. Prova un piacere intenso e lo dimostra con i suoi versi e i gemiti, gli occhi versati all’indietro quando scende lasciano intendere che non manca molto all’orgasmo.
Sara, nel frattempo, è diventata sempre più attiva anticipando le mie spinte e muovendosi in modo da amplificare le sensazioni regalategli del mio pene in lei. Grazie all’azione delle mie mani sta godendo come Laura. Preme la sua bocca contro quella del marito, baciandolo sino ad impedirgli di respirare.
La prima ad arrivare all’orgasmo è Sara, inarcando la schiena sino ad impedirmi quasi di penetrarla, ansima di piacere con le labbra a pochi centimetri da Marco. Il volto della moglie trasfigurato dalle ondate di piacere lo mandano fori di testa e perde il controllo, sino ad allora perfettamente mantenuto nonostante il balletto di Laura sopra di lui. Viene spingendo in alto il bacino, entrando completamente nel ventre della mia donna.
Laura si accorge del suo stato e letteralmente salta sopra di lui. Nella foga il pene di Marco esce da lei per un brevissimo istante, sufficiente ad imbiancarle i peli del pube con il suo seme. Laura è brava a riprenderlo dentro. Gli impulsi che sente dentro di lei la portano immediatamente all’orgasmo, si muove ancora due, tre volte su e giù, poi resta lì con il membro piantato sino in fondo nel suo corpo ondeggiando lievemente con il bacino negli ultimi spasmi. La testa abbandonata all’indietro, verso il cielo, lascia intravedere una espressione molto concentrata e goduta.
Contemporaneamente a Laura vengo anch’io, anzi il primo sentore del mio orgasmo è arrivato quando ho visto Marco spruzzare il pube di Laura.
Sara, benché distrutta dal suo recente orgasmo, è bravissima, quando sente che sto venendo dentro di lei si muove in modo incredibile, pare che aspiri con la vagina il mio seme, quasi come riesce a farlo con la bocca. Mi da un piacere immenso e resto in lei sino alla fine, tentennando ad uscire da quella vulva così accogliente.
Riprendiamo fiato sdraiati fianco a fianco sulla sabbia. Le nostre due donne si stendono vicine, tutte e due con le gambe aperte, quasi fosse doloroso per loro ricomporle dopo il rapporto con noi. Vedo, da tutte e due le vagine, una bionda e l’altra nera, colare un leggero rivolo biancastro, testimone di quello che è appena accaduto. Una scena che rimango a guardare sino a quando non ci rivestiamo per tornare al nostro albergo.
Laura risente ancora di quello che è successo in spiaggia, ed è ancora molto eccitata. In camera si spoglia mettendosi in mostra per me, sdraiato sul letto, lascia cadere in terra i vestiti, non indossa biancheria, e si dirige in bagno per una doccia. Sento l’acqua che scorre poi la sua voce:
Che fai lì?
Non ti lavi?
Aspetto che tu abbia finito. – le rispondo.
Vieni adesso, con me…dai!!
La raggiungo dopo aver lasciato i miei vestiti sul letto e m’infilo sotto la doccia con lei. Non è la prima volta che ci laviamo insieme, però quando vedo che dirige il getto d’acqua direttamente dentro la vagina aperta dalla sua mano, sento un impulso di voglia nascere dentro di me. E dire che il rapporto con Sara mi aveva lasciato completamente appagato.
Allora, cosa mi dici di quello che abbiamo appena fatto con gli altri due sulla spiaggia? – esordisce Laura appena tiro la tenda che dovrebbe evitare spruzzi in tutto il bagno.
Appagante. Si, devo dire molto appagante. Sara è davvero molto brava… ma tu sei stata migliore, eri uno spettacolo incedibile, fantastico. Hai un corpo che stimola ogni fantasia e ogni perversione.
Ti muovevi come una vera porca, una … scusa il termine, troia esperta. Sei proprio brava, non ti avevo mai vista da così vicino all’opera con un altro.
Ti è piaciuto come l’ho fatto venire?
Si!
Mi facevano impazzire i colpi che davi a Sara, vedevo il suo ventre che si gonfiava quando entravi e mi sembrava che lo spingessi in me, il suo seno che ballava sotto le tue spinte mi ha eccitato oltre ogni limite.
Sai, è incredibile, ma ero quasi gelosa di lei. Non ho mai provato un sentimento di questo genere da quando abbiamo iniziato a giocare con loro.
Oggi, però, quando ti ho visto prendere da dietro Sara e ho visto il piacere che provavi e che le davi mi sono un po’ ingelosita. Per questo mi sono scopata Marco in quel modo.
Mentre mi parla in questo modo, Laura, si gira e mi volge la schiena. Alza il sedere e lo strofina contro di me.
Le insapono la schiena, il seno, il ventre e i fianchi. Quel sedere mi sta torturando il pene, che nel frattempo riscopre di essere ancora vivo e voglioso.
Fra un’insaponata e l’altra, uno strofinio e l’altro mi spingo dentro la sua vagina che scopro già pronta e accogliente.
Lei si appoggia con le mani al bordo della vasca e mi offre la sua femminilità nella posizione migliore che riesce ad assumere.
Poche spinte e capiamo che la vasca ci limita troppo per farlo in piedi. Sfugge da me e s’inginocchia, la imito e la penetro nuovamente. Lasciamo che l’acqua scenda su di noi, ha una temperatura stupenda e il sentirla scorrere sui nostri corpi c’eccita.
La prendo così come poco prima ho preso Sara, le stesse spinte e gli stessi stimoli con le mani.
Laura vuole parlare durante questo rapporto, a volte le piace molto farlo, la eccita ulteriormente:
Si. – non capisco se continua il discorso di prima o se è un incitamento – Ero gelosa di cosa facevi a lei e di come lei ti faceva godere. Allora ho iniziato a scopare in quel modo per farti vedere come sapevo godere anch’io e di come ero brava a far godere Marco. Mi sono accorta che seguivo il tuo ritmo come se fossi tu sotto di me, allora ho provato a cambiarlo e tu mi hai seguito.
Quando entravi in lei, io, scendevo su di lui e sentivo un pene come il tuo che mi sfondava, solo che tu eri dentro un’altra … che situazione confusa, non capivo più niente ma mi piaceva.
Hai scopato veramente bene, mi sei piaciuta moltissimo. Sei bravissima a prenderlo in quella posizione. Quando ti guardavo come scendevi su di Marco e come muovevi il bacino e il pube su di lui sapevo chiaramente quello che gli facevi provare.
Mi piace guardarti mentre fai sesso, sei bellissima quando godi.
Come adesso… spingi più lento, a fondo…così!
Hai visto come mi sono fatta riempire da lui?
L’ho fatto per te e per Sara, ma soprattutto per te. Sono venuta immaginando quello che provavi vedendo Marco pulsare dentro di me!
Difatti sono venuto anch’io!
Dentro Sara, lo sooo….dai….Ah!
Laura raggiunge l’orgasmo, un piacere breve ma molto intenso. Il mio pene dentro di lei, la mie mani, ma soprattutto il ricordo della giornata e la sua fantasia l’hanno fatta arrivare molto velocemente al piacere.
Al termine, lei, si volta e si siede sul bordo della vasca, mi fa alzare in piedi e me lo prende in bocca. Non resisto a lungo e in breve vengo anch’io. Laura lascia che la spruzzi a qualche centimetro dal viso, dispensandomi solo qualche saltuario colpo con la lingua. Il mio seme si unisce all’acqua che cola sul suo corpo creando una scia che disegna il contorno del seno per poi allargasi sul ventre, riducendosi ad un sottile rigagnolo sui morbidi peli del pube.
Sfinito ma soddisfatto dopo una brevissima insaponata e il conseguente risciacquo mi lascio cadere sul letto senza nemmeno asciugarmi completamente.
Laura si unisce a me poco dopo e rimaniamo distesi ad assaporare il piacevole torpore del dopo orgasmo sino all’ora di cena.
Al nostro tavolo, oltre a Sara e Marco, vi è un’altra coppia di conoscenti. I nostri discorsi rimangono quindi sul generico e restano ben lontani dall’argomento del sesso. Solo qualche breve e complice occhiata scambiata fra noi quattro potrebbe tradire l’intesa erotica che c’è fra le nostre coppie.
Fra le altre cose veniamo a sapere, oltre al programma della cerimonia dell’indomani, della piccola festa prevista per la serata: musica, balli, ulteriori mangiate e bevute, nonché una serie di spettacoli organizzati dai futuri sposi.
Bene, penso che un programma del genere, per quanto pieno sia più riposante per noi che il lasciarci soli. Noto, infatti, dallo sguardo perso di Marco che anche Sara ha voluto qualcosa da lui quando erano in camera.
La serata prosegue come da programma, la musica di accompagnamento e le abbondanti dosi di liquore (siamo su di un’isola dove non esistono automobili… e nemmeno biciclette, il massimo incidente è ritrovarsi abbracciati ad un fico d’india!), favoriscono i rapporti umani, facciamo conoscenza con tante persone, alcune molto interessanti e la serata passa in fretta.
Nulla degno di nota, quantomeno ai fini di questo racconto.
Si fa tardi e la gente, poco alla volta comincia a ritirarsi in camera.
L’attenzione dei pochi irriducibili è attirata dall’annuncio, in francese, di un imminente spettacolo ad alto tenore erotico. Non ho capito molto, l’ora tarda e il tasso alcolico annebbiano le mie facoltà linguistiche. Cerco Laura nella speranza di delucidazioni ma non la vedo. Trovo, però, Sara anche lei alla ricerca di Marco, ci parliamo e decidiamo di seguire gli altri che stanno uscendo dalla sala.
Ma dove saranno quei due? – mi domanda lei con un’aria per nulla preoccupata.
Non ne ho la minima idea, Laura è sparita da almeno mezz’ora!
Anche mio marito, non vorrei che….
Se… faremo altrettanto anche noi…
Prima gustiamoci lo spettacolo. – aggiunge lei sorniona.
Non è che ci hanno filmato questo pomeriggio? – le chiedo preoccupato.
Beh! Tutto sommato qui non vedo nessuno che ci conosce, sono per la maggior parte francesi!
Esibizionista che non sei altro!
Ti piace pero!
Su questo tono la nostra discussione dura sino a che arriviamo in una sala, in parte rialzata, da dove si domina su quello che succede nella parte bassa a circa un metro e mezzo sotto. Sono riunite una dozzina di persone ma dei nostri due compagni nessuna traccia, l’occhiata che mi lancia Sara è piena di significati. Siamo convinti che Laura e Marco abbiano deciso di finire la serata tra di loro, senza coinvolgerci. Poco male gli renderemo il piacere.
Ci sistemiamo su delle sedie disposte ad arco nella parte alta a ridosso della balaustra che la separa dalla parte bassa dove è stato posizionato un letto.
Sara commenta la scena con stupore e maraviglia:
Ehi! Fanno sul serio qui!
Dai dimentica quei due e godiamoci lo spettacolo, magari ci viene qualche idea per dopo.
Mi siedo vicino a lei e resto in attesa.
Una musica a basso volume segnala che qualcosa sta per accadere. Si abbassano le luci della sala e solo uno spot illumina il letto. L’effetto di quel colpo di luce sulle lenzuola blu scuro è notevole e un senso di attesa permea la sala.
Ne risente anche Sara che approfitta del buio per prendere la mia mano e posizionarsela sulle gambe, trovo l’idea molto buone e l’accarezzo.
Inizia lo spettacolo.
Entra una donna dagli splendidi capelli neri, lunghi fino al seno. Indossa un tailleur grigio, molto aderente con la gonna poco al di sopra del ginocchio. Calze nere e scarpe alte dello stesso colore.
Molto bella con un fisico messo in evidenza dall’abito di una misura troppo stretta per lei.
Una maschera sugli occhi la rende irriconoscibile e misteriosa, molto sexy.
Gira intorno al letto, camminando lenta poi si siede su di una sedia davanti ad esso. Il pubblico dopo l’iniziale applauso di benvenuto osserva un religioso silenzio.
La donna si passa la mano sui capelli ravvivandoli mentre volge lo sguardo verso l’uomo che sta entrando.
Anche lui è vestito elegante e indossa una maschera sul viso.
Sara mi sussurra che evidentemente non sono due attori professionisti il che rende l’esibizione ancora più interessante.
Lui si avvicina alla donna seduta e le gira intorno, guardandola. Lei lo segue con lo sguardo, ruotando leggermente il busto e dischiudendo le gambe nell’operazione.
L’uomo si ferma dietro di lei, l’afferra per la testa tirandola indietro per baciarla, quasi con violenza. Lei gradisce e mentre li offre le labbra inarca il busto spingendo i fuori il seno, lo cerca con le mani ma lui le sfugge. Prende le sue braccia portandole dietro la sedia, le trattiene e estrae, platealmente, da una tasca delle manette. La imprigiona così, legata alla sedia.
Le labbra di lei socchiuse nell’attesa degli eventi sono tremendamente erotiche.
Ora, l’uomo, si porta davanti alle sue gambe, s’inginocchia ad accarezzarle e a baciarle, violando a tratti il confine tracciato dal bordo della gonna, si spinge all’interno delle cosce di lei costringendola ad aprirsi quanto la sottana lo consente.
Lei è estasiata dalle sue mani che la frugano intimamente, lo guarda respirando lentamente e a fondo, con lo sguardo lo invita a spingersi oltre.
Lui le cinge la vita, studiando con chiara libidine i fianchi. Cerca, nel retro della gonna la zip che la chiude. La apre e inizia a sfilargliela facendola scivolare lentamente sulle gambe, aiutato da lei che alza il sedere.
Nonostante me lo aspettasi la vista delle calze autoreggenti e del piccolo triangolo degli slip, mi eccita. Inconsciamente stringo la coscia di Sara, strappandole un leggero gemito di approvazione, non parca prende la mia mano e se la porta sotto il vestito, nel mezzo delle cosce, stringendo successivamente le gambe per farmi intendere di non andarmene.
L’uomo si mette a cavallo delle gambe della donna, in piedi, e inizia a sbottonarle la giacca. Lei tenta, impedita dalle manette di raggiungere con le labbra la zona genitale di lui, bacia e mordicchia la patta dei pantaloni nel tentativo di aprirli. Lui le fila la giacca dalle spalle rivoltandola indietro sullo schienale della sedia. Si allontana da lei, osservandola. Prende da una tasca un coltello a serramanico, lo apre e con la lama le fa saltare i bottoni della camicetta, uno alla volta con una lentezza esasperante.
Rivolta la camicia come la giacca, questo blocca ancora di più i movimenti di lei.
La lama segue il contorno del reggipetto, probabilmente non è appoggiata al suo corpo ma dalla nostra posizione non si capisce bene, scende sul ventre sino alle mutandine, s’infila sotto di loro tirandone il tessuto, poi ruota e le taglia. Non ripete l’operazione anche sull’altro lato, ma sale nuovamente verso il seno. L’uomo gioca stuzzicandole i capezzoli, che s’intravedono attraverso il tessuto, turgidi dall’eccitazione con la lama del coltello. Quindi, all’improvviso taglia nel mezzo il reggiseno che letteralmente esplode aprendosi in due, liberando due tette magnifiche che lei spinge in fuori, verso di lui per farsele baciare e leccare.
L’uomo però preferisce lasciare alla lama d’acciaio il compito di accarezzare la donna. Il lucido metallo esplora intimamente quel corpo, disegna immaginari fiori sulla pelle del seno, poi come per cancellarli, di piatto, la lama preme la mammella schiacciandola. Il gioco prosegue sino a quando con un ultimo scatto veloce e violento taglia l’ultimo lembo degli slip, denudando il pube.
Lei apre le gambe verso di lui, non come invito ma come sfida, lo s’intuisce dal suo sguardo, quel poco che si vede sotto la maschera.
Lui si scioglie la cravatta e si sbottona la camicia, apre la patta dei pantaloni e tira fuori il suo membro perfettamente eretto. Si avvicina alla donna, sfila la cravatta dal colletto e la passa intorno al collo di lei, sul retro della testa, quindi fa passare la cravatta in mezzo alle sue gambe e con una mano da dietro il sedere, tira la testa della donna verso il suo membro. Lei gli si avvicina già con la bocca aperta, appena lo trova con le labbra, anticipa l’uomo e si tuffa ad ingoiarlo. La sua mossa è tanto fulminea che l’uomo d’istinto ritrae il bacino, poi gli si concede.
La donna è abilissima a succhiarlo senza l’ausilio delle mani. Quando lo ha dentro per metà si può notare sulle guance incavate la lingua che saetta veloce sul glande. Ritrae il viso, lasciando scorrere le labbra su tutta la lunghezza del pene, stringendole. Si posiziona in modo da poterlo leccare con dovizia e in ogni anfratto, poi lo riprende, poco per volta e ogni volta più in gola.
L’uomo sta perdendo il controllo, ha la testa reclinata all’indietro e ansima.
Quella fa i pompini come Laura e ha il suo corpo! – osservo con Sara.
E a me sembra di riconoscere quel pene….Hai capito quei due!
Questa volta ci hanno fregati per bene, lo stanno facendo davanti a noi e a tutti gli altri.
Hai visto che roba?
Bravi però, bisogna concederglielo.
La donna è proprio Laura, con una parrucca nera, ma è proprio lei. Ora che il dubbio non è più tale, osservo con attenzione i peli del pube e quando vengono colpiti dalla luce noto il colore biondo di Laura.
Lo spettacolo, di colpo, diviene molto più interessante per me e Sara e vi dedichiamo più attenzione; anche se la mia mano posizionata tra le cosce della mia vicina inizia a cercare il suo pelo, per sfogare un po’ dell’eccitazione che sta montando in noi. Lei non protesta ma apre dischiude leggermente le gambe per favorirmi nella mia ricerca.
Laura, nel frattempo, ha quasi fatto venire Marco, anche sull’identità dell’uomo non abbiamo più dubbi. Lui si ritrae all’improvviso da lei rimanendo a fissarla sconvolto.
S’inginocchia tra le sue gambe e afferratone il sedere lo tira verso di se, portando la vagina fuori dall’orlo della sedia. S’infila tra le gambe della sedia, mettendosi seduto con il viso giusto all’altezza del pube di Laura e inizia a leccarla. Prima in modo vago e quasi disinteressato, poi dopo aver divaricato le labbra della vagina con le mani, in modo più proficuo per lei.
Il forte effetto che la lingua di Marco ha su di lei si nota da come muove il bacino e dall’espressione che si può evincere dalla bocca. Si muove cime se lo avesse dentro, seguendo i colpi di una immaginaria penetrazione poco alla volta scivola in avanti. Lui, per farla godere ancora di più, ogni tanto infila un dito dentro la vagina esplorandone le pareti, poi lo sostituisce con la lingua. S’interrompe quando sente i suoi primi gridolini di piacere.
La lascia ansimante con il corpo lucido per un leggero strato di sudore e la vagina fradicia a causa della sua saliva e degli umori che la grand’eccitazione ha fatto rilasciare.
Marco si tira fuori da sotto la sedia e si mette, nuovamente, in ginocchio davanti a lei, nel mezzo delle gambe.
Laura che, per merito del suo dimenarsi di prima, ha mezzo sedere fuori dalla sedia, con le gambe divaricare gli offre oscenamente e spudoratamente la sua femminilità.
Lui può ringraziare il fatto che lei ha i polsi legati dietro la sedia, altrimenti non potrebbe rimanere fermo così a lungo, senza fiato, a guardarla senza alcun pudore. Dopo un suo verso di incitamento, lui allunga una mano sulla coscia destra e inizia a risalirla. Raggiunge la vagina e ci gioca, poi prende in mano il suo membro e lo appoggia alle labbra dilatate proprio di fronte all’ingresso.
Lo imbocca mentre lei si mordicchia il labbro inferiore della bocca, non spinge, lo strofina su di lei facendola impazzire nell’attesa. La tortura, lascia che lei cerchi di infilarselo dentro con delle abili mosse del pube, ma poi lo ritrae.
Lei ansima nello sforzo di cercarlo e questo la rende molto erotica. Nella sala c’è un silenzio irreale, come se tutti i presenti prestino la massima attenzione ai suoni dei due, solo qualche gemito viene percepito qua e là tra il pubblico, sia di origine femminile che maschile, si ha le sensazione che qualcuno stia regalando al proprio compagno un piacere supplementare altre a quello datogli dallo spettacolo.
Oramai ho raggiunto il pube di Sara e mi sono fatto strada tra i suoi peli, la sto tenendo in uno stato di piacere soffuso, non così forte da farla venire ma nemmeno tanto blando da non sentirlo. In qualche occasione è stata lei a fermare la mia mano quando stavo esagerando, segno che nemmeno lei vuole venire adesso e in qual modo.
Marco, convinto dallo sguardo di Laura, la libera dopo essersi spogliato del tutto davanti a lei e si sdraia sul letto, appoggiato ai gomiti.
Lei si libera della camicia e della giacca, del rimasuglio di reggiseno e si alza stiracchiandosi in punta di piedi, con le spalle rivolte al pubblico il suo sedere da bella mostra di se, aiutato dalle calze autoreggenti e le scarpe alte che ancora indossa. Cammina con passo felino, ancheggiando quanto i suoi muscoli tesi dalla passione lo consentono. Gira intorno alla sedia e sale sul letto gattonando verso di lui, in questo modo mette, ulteriormente, in mostra il sedere e la sua vagina leggermente aperta dalla voglia.
Mentre gli si avvicina lo bacia tra le cosce, raggiunge il pene e lo lecca più volte per tutta la lunghezza poi la lingua prosegue verso il torace. Gli appoggia il seno sul membro, lo fa scivolare nel mezzo e si strofina contro di lui. Raddrizza la schiena e invita Marco a ruotare sul letto in modo da darci la possibilità di vederli di fronte per tre quarti.
A questo punto, Laura, gli sale a cavallo. Sino ad ora era stato lui il regista della scena, ora lei vuole la sua parte.
Con consumata abilità fa scivolare facilmente il suo membro dentro di se, una scena già vista nel pomeriggio, si assesta bene per farlo entrare completamente poi, a beneficio del pubblico, lascia cadere all’indietro la testa mugolando soddisfatta.
Lo cavalca subito con foga, tralasciando i piccoli movimenti preliminari delle anche. Sale e scende su di lui come un’invasata, unisce al movimento verticale un complesso e giro del bacino alternato a variazioni dell’inclinazione del pube.
L’esibirsi di fronte ad un pubblico la deve coinvolgere nel profondo, la sua grand’eccitazione è dimostrata dal liquido, lucido e denso che lascia sul membro di Marco, perfettamente visibile quando lo lascia uscire. Mi accorgo che, in parte, sta recitando; assume delle posizioni e delle inclinazioni del busto che non sono solite in lei ma estremamente coreografiche, riesce a mettere in risalto il seno, i fianchi e la vita sottile. Ma l’attenzione degli spettatori deve essere attirata, come la mia, dal suo ventre che danza nelle ritmiche contrazioni muscolari. E’ chiaro che sta poco alla volta abbandonando la recitazione per dedicarsi alla ricerca del piacere.
Il suo ritmo rallenta quando quasi crolla su Marco, lascia che lui le afferri le natiche per guidare la cavalcata. Geme nell’attimo in cui una mano di lui, da dietro, raggiunge il l'ano e lo penetra con un dito, Laura aderisce completamente a lui, movendo solo più il bacino alla ricerca di lunghi e intensi assaggi del membro. Il suo viso, o meglio quello che si vede al di là della maschera, si trasforma, dischiude le labbra in un profondo respiro e quando svuota i polmoni lo fa urlando. Inarca la schiena tornano a muoversi veloce, pochi colpi in quel modo e appoggia le mani sul torace di Marco sollevandosi. Continua a cavalcarlo sempre più veloce in preda all’orgasmo mentre ansima forte. E’ incredibile che lui resista a quel balletto, evidentemente lei è talmente dilatata dall’eccitazione da non fornirgli più stimoli di tanto.
Laura ha un orgasmo molto intenso, uno di quelli che ti lasciano senza forze, ma non si dimentica di lui. Si solleva lasciandolo uscire e si prepara a farlo godere con la bocca.
Marco, però, non è dello stesso parere. Si ritira da lei, la blocca nella posizione in cui si trova in quel momento, in ginocchio e appoggiata sui gomiti. Si porta dietro di lei, gli accarezza il sedere, dilatando le natiche e gioca con l’ano, stuzzicandolo. Lei rantola, alza il sedere e aspetta.
Lui sembra indeciso tra l’ano e la vagina, appoggia il pene a lei strofinandolo sui due buchi. Sara sta ansimando come Laura, anche lei è nell’attesa dell’epilogo. Marco sceglie apparentemente la vagina, lo punta e affonda in Laura con forza. Si muove entrando in lei tre, quattro volte poi si allontana nuovamente per puntarle il membro direttamente sull'ano. Laura lo sente chiaramente e spinge in alto il sedere per offrirsi. Marco non fatica a penetrarla analmente, Laura si è posizionata alla perfezione e spinge in modo da dilatare al massimo lo sfintere. Quando lui le entra dentro urla di piacere e spinge in controtempo donando al pubblico uno spettacolo inatteso. Marco è al limite ma i gemiti di Laura gli donano la forza di resistere, la sente godere nuovamente e vuole vederla venire ancora una volta. Poco alla volta Laura accoglie tutto il membro di Marco dentro, lo deve sentire con un'intensità tale da farle perdere ogni controllo e la ragione. Sara, al mio fianco, si limita a sussurrare frasi del tipo: " È meraviglioso, guarda come lo prende, la sta sfondando!". Laura, ora, ha il capo chinato verso il basso, rantola e geme spudoratamente ad ogni affondo di Marco sin che, finalmente, alza il viso al soffitto e urla il suo rinnovato piacere.
Lui la penetra con forza, spingendolo dentro di lei sempre più veloce. Viene in poco tempo, nostro beneficio esce da Laura e appoggia il pene tra le natiche schizzandole, insieme alla schiena del suo seme.
Al termine Laura si lascia cadere supina sul letto, a gambe larghe e fisicamente distrutta.
Le luci si spengono nella zona del letto e si riaccendono sul pubblico. Vedo facce tinte di rosso dall’eccitazione provata e noto che alcune signorine portano dei segni inequivocabili sui vestiti.
Lentamente, senza tante parole, tutti si ritirano, lo spettacolo ha fatto effetto!
Guardo Sara e anche noi ci alziamo, il suo sguardo vale più di mille parole, "imitiamoli" sembra dire.
Saliamo verso le camere, i nostri due compagni non sono ancora arrivati. Entriamo nella mia, senza dirci niente, in silenzio, lei si spoglia imitata da me.
Ci buttiamo sul letto abbracciati, lottiamo qualche istante nella ricerca della posizione con cui sfogare la nostra eccitazione, senza mai staccare le nostre labbra dal bacio intenso che ci stiamo scambiando.
Alla fine vinco io e lei si lascia prendere nella posizione più canonica. Siamo talmente eccitati che non duriamo a lungo. Mentre inizia a venire, Sara, geme e urla come Laura prima. La stimolo durante l’orgasmo con delle spinte regolate dalle sue ondate di piacere. Appena si calma esco da lei e mi metto a cavallo del suo petto. Le offro il mio membro che lei, prontamente ingoia. Vengo subito anche io, ho resistito sino ad ora solo per poterle riempire la faccia. Così faccio.
Senza rendercene conto, Laura e Marco erano arrivati da noi attirati dai nostri gemiti, affacciati dalla porta della camera hanno assistito a tutta la scena. Sul viso portano i segni della loro recita, per modo di dire poiché facevano sul serio, ma sorridono.
Credo che ricorderemo a lungo questo fine settimana e la sorpresa che quei due ci hanno fatto questa notte.
Al mattino mi risvegliai al fianco di Sara, eravamo giunti allo scambio completo
rupescissa
Racconto tratto da: Parolerotiche
http://www.parolerotiche.net/viewstory.php?sid=15
I racconti di Parolerotiche - I racconti di Milù - Racconti Erotici illustrati - Video Porno - Video Hard e Gallerie Porno
Lui le ha dato istruzioni chiare, precise: lei rispolvera un paio di tacchi a spillo e un reggicalze che aveva dimenticato nel cassetto da almeno quindici anni.
Si osserva allo specchio: il tailleur nero sembra avere un tono molto diverso quella sera. Indossa un filo di perle, riavvia un ricciolo ribelle e chiama un taxi.
Il tassista si ferma davanti al portone e la signora entra in auto "Cinema Reposi, via XX Settembre".
C’è qualcosa in lei, forse nella sua voce o nel suo muoversi nervosamente sul sedile, che lo incuriosisce. È nervosa, sì… no, forse eccitata. Il cinema non è lontano da lì… che ci farà da sola. La osserva nello specchietto retrovisore: ha un’età indefinibile e non sembra notare la sua curiosità.
Il suo sguardo è perso nel vuoto. Sarà l’uscita del venerdì con le amiche, altre signore-bene che vanno a guardare un film mentre i mariti giocano a poker. Ma quei tacchi a spillo…
La signora scende dal taxi e l’uomo non riesce a trattenersi:
"Buon divertimento..."
La signora sorride e gli rivolge un cenno di saluto.
Il film è appena iniziato, lei compra un biglietto ed entra nella sala. Ultima fila, come da istruzioni.
***
"Eccoci qui… proviamo"
La scelta del nick è naturale. Provare… è per quello che si trova lì, dopo tutto. Una volta capito il meccanismo, sembra abbastanza facile.
È vero, è un po’ imbranata, ma con un po’ di humour e di classe, si cade sempre in piedi.
Frequenta quella chat da qualche giorno, ha già “amici” e “detrattori”, ma lei ha fatto la sua scelta, anche se non è ancora chiaro chi sia la preda e chi il predatore.
Parlano molto, si spingono subito oltre le chiacchiere da salotto virtuale, Marco è affascinante, colto, intrigante, e comprende che lei è alla ricerca di qualcosa, di uno stimolo o, semplicemente, di qualcuno che sappia intuire cosa la emoziona.
Lei è più attratta da quell’uomo di quanto le piaccia ammettere, avverte il pericolo, ma dopo tutto è lei che lo ha cercato.
Si sentono al telefono, e il sortilegio sembra compiuto.
Ma la sua voce non gli basta, e, conoscendolo, lei sapeva che non gli sarebbe potuta bastare.
"Non avrai mai il coraggio di farlo"
Queste parole fanno scattare in lei un meccanismo che conosce, ma la consapevolezza non serve a fermarla.
Le dà appuntamento in un bar al centro, nell’ora di punta.
La prima volta passa davanti al locale in auto, e guarda all’interno cercando di non farsi notare. Non si sono mai descritti, ma adesso… aver almeno visto una sua foto!
La seconda volta ripassa a piedi, fingendo indifferenza, ma non ha neanche il coraggio di guardar dentro.
"Stupida, stupida!"
E’ irritata con se stessa. Dall’altro lato della strada sta per arrivare un autobus, senza pensarci due volte attraversa e sale a bordo, guardando al di là della porta di vetro del bar.
Poi, improvvisa, la decisione: scende alla prima fermata e torna indietro… il cuore le batte forte ma è sicura che dal suo volto non traspaia nulla.
Entra nel locale, e subito lo nota: è stupendo, e la guarda, mentre beve il suo caffè.
Sembra seduto lì da molto.
Lei ordina un cappuccino e comincia a camminare su e giù per il bar, quasi sfilando, mentre porta alle labbra la tazza e l’osserva di sottecchi. Forse qualcosa in lei crolla… finito il cappuccino, paga, esce dal bar… va via quasi di corsa, senza pensare a nulla tranne che ad allontanarsi da quel luogo.
Il telefono squilla… è Marco:
"Sei bellissima"
"…Chi?…Io?"
"Non sei quella con la maglietta bianca? Dove sei?"
"Corso De’Gasperi…"
Si volta… lui è dietro di lei. Non può fare altro che salire sulla sua Mercedes nera.
***
La sala è buia, ma gli effetti speciali bastano a farle individuare l’uomo per il quale ha deciso di abbandonare ogni inibizione, di liberarsi di ogni pensiero.
L’ultima fila è vuota, si siede sentendo su di sé lo sguardo di Marco.
Coscienza di sé, della propria fisicità, a tratti il panico.
Che ci fa lì, lei che per anni non ha avuto altri che suo marito, lei... signora-bene, irreprensibile, vestita in quel modo... e se qualcuno la riconosce…
Sente su di sé lo sguardo di Marco e comprende che potrebbe fare di tutto. Alcune poltroncine li separano.
Un'ispirazione.
Come se in quel cinema non ci fosse nessuno, solleva la gonna. Abbassa lo sguardo sulle proprie gambe, se le accarezza lentamente. Gioca con la collana di perle, fissando lo schermo e ancora, con un gesto lento, allargando le cosce, tira su le calze come per allentare l'elastico del reggicalze.
La sensazione del nylon sotto i polpastrelli, le sembra quasi di avvertire il fruscio… un brivido di piacere. Un sorriso mentre un soffuso calore si espande.
Due occhi fissi su di lei, due mani che l’accarezzano… le sue.
Salgono lungo le cosce fino ad incontrare la pelle: è calda.
Socchiude gli occhi, totalmente presa da se stessa, dal proprio piacere.
Si accarezza senza fretta, fa scendere un po’ una calza, scoprendo qualche altro centimetro di pelle.
Poi le labbra stringono dolcemente l'indice della mano destra, la lingua lo inumidisce. Con un gesto di estrema e inconsapevole sensualità, traccia una scia di saliva sulla coscia.
Le mani proseguono verso l’alto cercando il punto più caldo del suo corpo...
Un movimento alla sua sinistra, improvviso, e lei risveglia come da un sogno.
È Marco.
Si siede accanto a lei.
La signora finge di non conoscerlo, gli occhi fissi sullo schermo, ma il cuore le batte all’impazzata.
Due sconosciuti che, seduti fianco a fianco, si accarezzano, ignorandosi.
E’ lui a interrompere il gioco e a proporne un altro:
"Mi è venuta voglia di farti le coccole"
La bacia con passione, la stringe contro di sé… lei sente quanto lui la desideri, quanto la sua esibizione lo abbia colpito.
Poi Marco sorride e le sussurra:
"Tu credi che io scherzi ma non è così"
La signora é lì solo per esibirsi… erano questi i patti: nello stesso luogo, lontani, fingere di essere estranei e giocare come due bambini amorali, magari scandalizzare un po’ qualcuno che possa raccontare agli amici qualcosa di più di una meteora che cade sulla Terra…
Ma le carezze di Marco si fanno più profonde, ed è molto più facile abbandonarsi piuttosto che pensare… giusto… sbagliato… è solo bello.
Un’alchimia di sapori e odori.
E la signora è pronta a cambiar gioco. Sente le mani di Marco su di sé, decise, curiose… esperte. Come un violino nelle mani di un maestro, sente le sue corde vibrare, fremere di piacere. Le mani di Marco si sostituiscono alle sue, percorrendole le gambe, facendo frusciare il nylon, le sue carezze si fanno sempre più audaci.
La guarda con occhi sorridenti e maliziosi quando la sua mano arriva tra le sue cosce… ma lo sguardo cambia alla scoperta che la signora non ha indossato le mutandine. Lui appoggia la mano aperta sul suo sesso premendo piano l’indice all’interno della fessura… la percorre da basso verso l’alto e torna indietro…
"Mi fa impazzire quanto sei bagnata"
La penetra con l’indice e lei freme contro di lui, socchiudendo gli occhi, il respiro affannoso. Marco la guarda, le posa un lieve bacio sulla bocca, poi si scosta leggermente e con l’indice disegna il contorno delle sue labbra, bagnandole con i suoi stessi umori. Sesso… l’odore inconfondibile del sesso.
L’impressione che l‘aria ne sia satura, che tutti possano avvertirlo. L’eccitazione cresce mentre lui la bacia voracemente assaporando il suo gusto, senza smettere di toccarla. Lei sente le sue dita penetrarla: prima l’indice, poi un altro dito…. e ancora un altro. Lei socchiude gli occhi, mentre ondate di piacere la percorrono.
E' persa nel bacio quando sente le dita di Marco, fradice dei suoi umori, avvicinarsi all’altro buchino, accarezzandolo, ammorbidendolo, penetrandolo leggermente.
Un colpo di tosse alla sua destra la riscuote, entrambi si voltano: un vecchio, vestito con una divisa blu… è la maschera… li sta guardando con aria lasciva.
La signora vorrebbe ricomporsi, il suo primo istinto è quello di staccarsi da Marco, ma l’uomo non glielo permette, i suoi occhi hanno un lampo di malizia mentre continua ad accarezzarla in profondità e le ordina di sorridere a quel vecchio sgradevole.
Lei comprende che quell’uomo vuol vedere fin dove può spingersi, cosa riesce a farle fare. Si costringe a svuotare la mente da ogni pensiero, entra nel non-giudizio, e le sue labbra si dischiudono in un sorriso di puro piacere rivolto al loro spettatore. La maschera cerca di avvicinarsi ancora di più, ma Marco gli sibila:
"No, se vuoi guardare fallo pure, ma rimani lì."
E nel frattempo continua ad accarezzarla, le dita sempre più attive, la bocca sul suo collo morbido…la mordicchia, la penetra più a fondo… movimenti più rapidi… scende a baciarle il solco tra i seni… ne libera uno e stringe tra le labbra un capezzolo. La signora ha gli occhi fissi sul vecchio e avverte il contrasto tra la meravigliosa sensazione che Marco le sta regalando e la repulsione che prova dentro di sé, sentendo lo sguardo libidinoso del guardone. Sente l’eccitazione crescere sempre di più, al pensiero che presto la maschera vedrà il suo viso nel momento dell’estasi… privo di barriere… nudo, trasparente. E’ proprio quest’idea che le fa perdere ogni controllo.
Marco avverte le contrazioni, e i movimenti delle sue dita sono sempre più concitati, mentre posa la bocca sulla sua, come per respirarne l’orgasmo.
La guarda con dolcezza mentre il piacere le percorre il corpo e i suoi occhi hanno una scintilla di vittoria.
***
Una pioggerellina insistente e fastidiosa li bagnava, mentre si facevano strada tra la folla che usciva dal cinema. Abbracciati, facevano lo slalom tra ombrelli variopinti.
"Wow, certo che non mi aspettavo che finisse così…Ti è piaciuto?"
"Mi ha lasciato un po’ interdetto in verità… Non avevo mai pensato a internet come a un serbatoio per rimorchiare."
Lei soffocò un risolino.
"Forse è un po’ riduttiva come definizione, ma rende l’idea!"
Si scambiarono una breve occhiata, un lampo di malizia.
"Cara, non vogliamo esser noi gli scemi del villaggio globale, vero?"
"No tesoro, e poi ricordo dove ho messo il mio reggicalze."
Scarlet
Racconto tratto da: I racconti di Milù
http://www.iomilu.com/viewstory.php?sid=157
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Incidi la mia pelle
un segno per tutto ciò che non riesco a darti
un segno per ogni mia imperfezione
un segno per ogni tuo desiderio che non potrò realizzare
Per questo chiederò il tuo perdono,
per tutto il resto ringrazierò
per ogni momento che hai voluto condividere con me
per ogni volta che il tuo sguardo mi ha fatto sentire speciale
per le parole sussurrate e le frasi disegnate sulla pelle
per le coincidenze che ci hanno fatto sorridere
per le nostre mani che tremavano ma si conoscevano da sempre
per quel collare che mi ha fatto sentire unica ed importante..
..Tua.
Nightfly
Racconto tratto da: I racconti di Milù
http://www.iomilu.com/viewstory.php?sid=1020
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* Slegami!
Il mio sorriso malizioso lascia intuire che non ho alcun’intenzione di ascoltare la sua preghiera. Mi allontano da lei qualche passo e resto a guardarla.
* Dai! Slegami!
Lascio i miei occhi correre sul suo bel corpo disteso sul letto e legato, mani e piedi, in modo da formare una croce di S. Andrea.
* Ti prego! Iniziano a dolermi i polsi ed è tardi!
Fisso le gocce biancastre del mio seme che lente colano dalla vagina, più lei si agita tirando sulle corde e contraendo gli addominali più ne escono.
Stanno macchiando il lenzuolo.
* Slegami!
Ma che intenzioni hai?
Guardo la sua pelle che aderisce perfettamente ai muscoli tesi, le sue curve che si accentuano quando si dimena, i capelli sparsi in parte sul cuscino ed in parte sul viso. Mi piace osservarla!
Sento il membro tornare in vita al pensiero di come ci siamo accoppiati pochi minuti fa ed al ricordo di come questo gioco è iniziato. Si è lasciata legare mentre mi guardava negli occhi con aria di sfida, pareva che dicesse: "Legami. Legami pure, tanto sai già che non sarai in grado di resistermi!"
Aveva ragione!
In quella posizione era così invitante che sono entrato in lei ed ho iniziato a muovermi senza badare ad altro che alle mie sensazioni. Per una volta ho posto il mio piacere innanzi al suo, è stata un’esperienza unica, incrementata ed avvalorata dalle corde che la legavano.
In quel momento ai miei occhi ha cessato d’essere la mia compagna ed è divenuta oggetto di puro piacere, un corpo entro il quale sfogare i miei istinti di maschio. Ho penetrato un corpo caldo e umido, mi sono mosso dentro di esso e sono venuto il tutto in pochi istanti tanto ero eccitato.
Quello che mi ha sconvolto è stato il suo orgasmo!
Lei è venuta prima di me, non me lo aspettavo. Solitamente le piace giocare, anche quando è molto eccitata trattiene l’orgasmo pur di sentire il più a lungo possibile un membro dentro il suo ventre. Questa volta si è lasciata andare esattamente come ho fatto io, pur legata ha invertito i ruoli facendo di me l’oggetto del suo piacere, si è data all’amplesso badando unicamente al suo piacere ed ha raggiunto lo scopo prima di me. Incredibile questa nostra intesa.
Non avevamo combinato niente, nessun progetto, alcun accordo; le corde sono uscite per caso durante i preliminari, i miei pensieri e la mia eccitazione è nata mentre la legavo. Ho deciso di usarla in quel momento, lo stesso in cui le ha deciso di usare me.
La guardo ora e penso che è una donna fantastica.
* Uffa! Slegami dai!!!
La sua pelle inizia a dare segni del freddo che prova: leggeri brividi la percorrono ed i capezzoli tornano ad inturgidirsi dopo il languido rilassamento del dopo orgasmo. Sorrido ancora, so quanto ama il caldo dopo il piacere. Provo un senso di vaga eccitazione nel torturarla così.
Devo vincere la tentazione di avvicinarmi a lei per sfiorarla con le mie mani, il suo corpo mi attrae troppo.
* Un bel gioco dura poco!
Slegami che stanno per arrivare Sonia e Marco… devo prepararmi.
* Perché?
* Ma lo fai apposta?
Te l’ho detto, devo prepararmi!
* Io ti vedo già pronta!
I suoi occhi s’illuminano di comprensione, finalmente ha capito l’estensione del mio gioco.
- Sei un …
La frase le viene stroncata in gola dal campanello. La lascio sul letto e vado ad aprire.
I soliti saluti, abbracci e baci; sulle labbra nel caso di Sonia.
* Dov’è? – chiedono quasi all’unisono.
* Di la! – dico indicando la camera.
Sonia mi guarda, dai miei occhi ha già capito. Li accompagno in camera e lascio loro il tempo di comprendere.
* Nessun preliminare questa sera? – domanda Sonia con un tono che è più di affermazione.
* Direi di no! – affermo laconico
* Che progetti avete? – domanda Marco d’indole pratica
* Falle cosa vuoi, io e la tua donna andiamo di la!
Claudia mi guarda dal letto, nei suoi occhi vedo un profondo sentimento di gratitudine per la situazione che ho creato ed una crescente eccitazione, poi sposta lo sguardo su Marco e si concentra su di lui. Sonia ed io lasciamo la camera, abbiamo molte cose da dirci e da fare.
Sonia ama lasciarsi eccitare con calma, siamo ancora sul divano quando sentiamo un soffocato gemito di piacere emesso da Claudia, ci guardiamo negli occhi poi Sonia si alza ed inizia spogliarsi.
Il nostro amplesso è quasi regolato dai suoni che provengono dalla camera, rumori e gemiti che c’eccitano unendosi ai nostri.
A fine serata accompagno gli amici alla porta, non ho ancora visto Claudia e non ho idea di dove sia. Saluto i nostri complici erotici poi torno in camera, lei è ancora legata al letto.
* Adesso mi sleghi?
rupescissa
Racconto tratto da: Parolerotiche
http://www.parolerotiche.net/viewstory.php?sid=40
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Stupide, mille volte stupide.
Provo un profondo, profondissimo senso di schifo e vergogna nei confronti di quel branco di femmine rincoglionite.
Siamo in Tribunale, nella stanza di fronte alla Cancelleria una madre se ne sta raggomitolata sull’ultima panca in fondo a destra con gli occhi lucidi, sperando di sentir pronunciare una sentenza che dia un senso alla morte del figlio. Ma forse sa anche lei che non accadrà. E intanto il suo avvocato sta tenendo un sermone elettorale nella sala del primo piano. Ah, pardon... l’avvocato in questione è una donna. Dio mi perdoni se non uso una di quelle parole che piacciono tanto alle passere (ooops!) togate: avvocatessa... o peggio, avvocata. Ma un uomo che di professione fa la guida turistica si fa forse definire "guido"? O un pilota "piloto"?
La cosa più ridicola di tutte è che per quelle portatrici (poco) sane di progesterone, lo scambio delle vocali in fondo alla parola è segno di evoluzione, anzi, di "emancipazione". Che bella parola, eh? Sì sì, certo.
Finisco di depositare gli atti in scadenza, ho le dita appiccicose di marche da bollo e puzzolenti di colla. Saluto con un sorriso gli ufficiali giudiziari, rari esempi di umanità tra quelle mura. Dribblo i gruppetti di avvocati che parlottano tra di loro accordandosi sullo svolgimento delle varie cause all’insaputa dei clienti. Gli uomini mi salutano, chi con un semplice "buongiorno, Anna", chi con qualche battutina a cui rispondo a tono, suscitando l’ilarità dei presenti.
L’Avv. Scarpati oggi è particolarmente sorridente, mentre la nuova praticante del suo studio se ne sta dritta come un palo di fianco a lui e si guarda intorno con fare sospettoso, sistemandosi invisibili sbavature del rossetto con la punta delle dita. Ci risiamo. Pompino delle 8.45 in ufficio e poi udienza. E lei che è terrorizzata dall’idea che qualcuno le veda tracce di sperma intorno alle labbra, nonostante prenda in mano più volte lo specchietto del telefono cellulare. Beh, si abituerà anche lei, come hanno fatto le ragazze che lavoravano al suo posto e che ora sono nella Sala del Consiglio in pieno clima elettorale. La tentazione di dirle che le è rimasto un po’ di yogurt sulle labbra è forte, ma la prossima settimana ho una causa contro lo Scarpati, rischio di perderla (per colpa del mio cliente deficiente, mica per colpa mia) e quindi è bene che me lo tenga buono.
Gli avvocati uomini sono sempre più rilassati e simpatici delle donne. Forse perché si scopano le praticanti prima di venire in udienza. Forse perché non hanno la necessità fisiologica di dimostrare ogni istante della loro vita quanto "ce l’hanno duro" (in senso leghista), al contrario delle loro colleghe.
Salgo al primo piano. Le voci scomposte e confuse delle oche starnazzanti (ma laureamunite) si sentono fino in fondo al corridoio. Do un’occhiata veloce al mio orologio: ho una mezz’ora abbondante prima che il giudice chiami la mia causa. Mi avvicino alla Sala del Consiglio e mi appoggio con una spalla allo stipite della porta osservando le mie colleghe (sic!) come fossero i pesci di un acquario. Con la differenza che i pesci mi stanno molto più simpatici.
Cosa ci fanno tutte le donne del Foro riunite in questa stanza? Molto semplice: siamo in pieno clima elettorale per il Consiglio dell’Ordine. E questa è una delle tre fazioni che si dichiarano guerra aperta allo scoccare del "via ai voti": c’è il gruppo dei "Senior", guidati dall’attuale presidente Avv. Aiello; c’è il gruppo dei "Giovani", capeggiato dal più noto penalista della zona, l’Avv. Accorsi; ed infine il gruppo "delle donne", che manca di un leader vero e proprio in quanto tutte si sentono il boss della situazione. Così adesso, forti della loro indipendenza ed emancipazione, e totalmente incuranti del fatto che in realtà stanno semplicemente autorinchiudendosi in un ghetto, sono tutte lì ammucchiate come polli d’allevamento a farsi avanti per essere candidate.
Adesso è l’Avv. Ricci che sta parlando. Ha poco più di trent’anni, come me. Una bella donna, anche se (sempre nel tentativo di dimostrare quanto lo abbia duro pure lei) nasconde il suo corpo sotto un tailleur di lana, giacca + pantalone, che peserà 15 chili. Interrompe un attimo la sua filippica quando si accorge della mia presenza; lancia una fuggevole occhiata alla mia gonna, forse a suo avviso un po’ troppo sopra al ginocchio, e alle mie scarpe, forse a suo avviso col tacco un po’ troppo alto, e torna a dedicarsi con impeto e passione (che se fossero usati per una sana scopata produrrebbero certamente più frutti) al proprio discorso. E’ al punto in cui sostiene che, essendosi sposata un avvocato, potrà dedicarsi con tutta se stessa alle vicende del Consiglio, lasciando il lavoro che non potrà svolgere al marito.
Trattengo a stento una risata di quelle a bocca larga, che comunque sarebbe stata coperta tranquillamente dallo scroscio di applausi che seguono quella stupida dichiarazione.
Scuoto la testa con rassegnazione mentre mi allontano, trovando appoggio in due ragazzi con i quali ho studiato per l’esame di Stato e che ben conoscono la mia linea di pensiero: "Ragazzi, l’Avvocato Ricci vuol sapere se qualcuno di voi può andare a reggerle il pisello mentre piscia, ché lei è impegnata col Consiglio...". Della ventina di avvocati presenti nel corridoio qualcuno ride apertamente e qualcuno si nasconde le labbra con un fascicolo, mentre l’Avv. Aiello (della cui presenza sinceramente non mi ero accorta, mannaggia!) mi apostrofa con un: "Avvocato dobbiamo sempre farci riconoscere eh!". Fingo un’aria imbarazzatissima, mentre tiro fuori dalla borsetta la mia aureola portatile e me la piazzo sulla testa: "Presidente la prego di scusarmi, la mia bocca non voleva".
Vorrei aggiungere che la suddetta bocca non voleva neanche due sere prima nel suo ufficio, ma mi sembrerebbe maleducato e soprattutto stupido togliergli la convinzione di avermi regalato il più bel pompino della mia vita.
Ebbene sì, la sottoscritta se la fa con il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Un arzillo ometto di 65 anni la cui fantasia ha molti meno anni del proprio corpo. Il che è una fortuna: con le calze giuste e un perizoma ad hoc in meno di due minuti mi tolgo il pensiero.
Lo vedrò anche stasera, in una delle sue tante seconde case.
Ho preparato tutto: ho organizzato una cena con alcune amiche prenotando il ristorante a mio nome. Sanno benissimo che non ci andrò, ma il ristoratore non ci conosce e loro, in caso di bisogno, non esiterebbero a testimoniare che io quella sera stavo lì a mangiare un succulento piatto di pappardelle al cinghiale... e non a succhiare un coso che assomiglia di più a un sacchetto di sabbia mezzo vuoto che a un pisello vero e proprio.
Beh vabbè, poteva andarmi peggio: l’Avv. Aiello si accontenta di una toccatina al pizzo delle mie autoreggenti, qualche palpata a culo e tette (chissà perché ha una preferenza per quella destra... stasera a casa controllo se ha qualcosa di diverso dall’altra), una rufolatina dentro al mio perizoma e tempo uno – due minuti entra in paradiso.
Perché lo faccio? Semplice. Per entrare nel Consiglio alle elezioni della prossima settimana. Non per la carica in sé, naturalmente, ma solo per puro, semplice e viscido gusto di competizione. Solo per far sedere intorno a quel tavolo ovale tanto desiderato dalle signore avvocato che ce l’hanno tanto duro, l’unica che invece ce l’ha morbida e profumata e non se ne vergogna. E sa come usarla. Ho un cervello del quale vado orgogliosa, le ovaie abbastanza quadrate da tenere testa a chi voglio; mi manca soltanto il modo di avere le chiavi per aprirmi le porte, chiavi che solitamente passano di mano in mano tra la massoneria dei maschi. E questo è un modo come un altro per ottenerle. Un modo mio, un modo da donna, un modo vecchio come il mondo.
Sento già i fischi delle "maschie", i vari "no, veramente è un modo da puttana": beh, esiste forse un mestiere più femminile di quello della puttana? Quel maschilista di dio non ha voluto darci la forza di un uomo, ma anzi ci ha gravato della rottura di palle delle mestruazioni (e non mi si dica che in compenso gli uomini si devono radere ogni giorno, ché loro la ceretta all’inguine mica devono farsela!) o del tenere un essere umano in pancia nove mesi. Avere un buco tra le gambe dovrà pur avere anche qualche aspetto positivo, no?
Raggiungerò il mio scopo combattendo con le armi che mi sono proprie. Sarà quel buco a farmi diventare Principessa di questo Foro, sarà quel buco a tornare di mia esclusiva proprietà una volta raggiunto lo scopo. E se questo fa di me una puttana egoista, pazienza. Alle principesse qualche piccolo vizio è concesso.
Nightfly
Racconto tratto da: I racconti di Milù
http://www.iomilu.com/viewstory.php?sid=302
I racconti di Milù - Racconti Erotici illustrati - Video Porno - Video Hard e Gallerie Porno
Guardami!
Claudia richiama la mia attenzione.
* Su! Guardami!
Insiste, vuole che mi concentri su di lei.
* Cosa faccio?
Scendo?
Annuisco.
Lei poco alla volta inizia a scendere con le gambe aperte sul membro dell’uomo seduto alle sue spalle. Con una mano si divarica la vagina e con l’altra si tiene in equilibrio sulle sue ginocchia. Imbocca al primo colpo il pene poi si ferma appena lo sente dentro per qualche centimetro.
* Sino in fondo? – la sua voce si sta facendo roca.
Annuisco ancora.
Lei scende di più. Con incredibile facilità il suo ventre accoglie tutto il membro. Le sue gambe si aprono appena appoggia il sedere sull’uomo per prenderlo più dentro possibile. Il viso dimostra tutta la sua eccitazione trasformandosi in quell’espressione di piacere che conosco bene.
La bocca si apre in un sospiro mentre la sua mano scorre lenta sul ventre per raggiungere la vagina. Qui si apre per circondare il membro con due dita, in modo da controllare con il tatto quanto le sia entrato dentro. Mi guarda con gli occhi che iniziano ad appannarsi, apre ancora la bocca e inspira a fondo poi sale lenta sino a farlo quasi uscire.
* Ancora?
Scendo ancora? – la sua voce testimonia un tono d’urgenza, vuole scendere ma allo stesso tempo vuole la mia approvazione.
Annuisco.
Lei scende più veloce questa volta e geme.
Risale e vedo già il membro dell’uomo ricoperto dal suo muco, è talmente eccitata da ricoprirlo del tutto.
* Fino in fondo? – mi domanda.
* Fino in fondo! – concordo
Claudia inizia a muoversi su di lui, lenta e controllata. Sale sino al limite poi scende più volte. Si sta preparando a godere, vuole sentirlo scorrere nel ventre prima di spingersi completamente contro di lui e contrarre il bacino.
Il suo viso diviene quasi irriconoscibile, un’espressione distorta dal piacere parte dai suoi occhi per esaltarsi nella bocca.
I capezzoli sono eretti, la pelle è lucida di sudore e freme.
Lei si spinge contro di lui, abbassa lo sguardo sul ventre come per costatare quanto lo abbia dentro poi muove le anche. Ruota il bacino e contrae il ventre.
Posso immaginare sin dove le arrivi, se mi concentro riesco a proiettare quel membro dentro il suo ventre.
Lei geme, ansima più per mio beneficio che per reale necessità. Le piace farsi notare mentre gode.
Il suo pube scorre avanti e indietro senza mai lasciare uscire il membro, lo tiene profondamente piantato nel ventre, capisco che vuole sentirsi piena, vuole sentirlo puntare sul collo dell’utero mentre inizia a godere sul serio.
Un gemito più intenso del solito, gli occhi spalancati e poi chiusi stretti, la bocca socchiusa; capisco che sta per venire.
Un urlo rauco e poi il suo corpo che s’inarca. Appoggia le mani dietro, sul corpo dell’uomo e solleva il pube per poi scendere subito con un ritmo forsennato: è nel pieno dell’orgasmo.
Salta letteralmente su di lui, non so come può reggerla.
Poi lei si calma, rallenta poco alla volta il ritmo sino a fermarsi con il membro completamente dentro. Ora muove solo più lentamente il pube.
Ha i capelli sparsi sul viso che si attaccano alla pelle sudata.
Osservo il suo ventre che lucido si muove ancora per sentire il membro che ha dentro, piccolo oscillazioni e delicate contrazioni. Le piace sentire qualcosa dentro appena è venuta.
* Guardami!
Richiama la mia attenzione sui suoi occhi.
* Come?
Vuole sapere come deve terminare il rapporto. Vuole che sia io a scegliere.
Studio la sua espressione, controllo le pupille, l’espressione della bocca. Poi abbasso lo sguardo sul ventre, controllo come lo muove. Scendo sul pube e lo vedo trafitto da quel membro.
* Dentro! – le dico.
Lei mi sorride soddisfatta, voleva proprio questo.
Solleva prima il pube e poi lo abbassa su di lui, quindi si solleva tutta e ne sfrutta la lunghezza completa. È già venuta ma questo non le impedisce di godere di questa penetrazione. Il suo viso ha un espressione tra il languido ed il goduto. È bellissima.
Si muove in quel modo sin quando l’uomo non spinge in alto il bacino cono un rantolo, lei in quel momento è completamente su, il primo fiotto di sperma le imperla i peli del pube. Claudia scende prontamente, si lascia penetrare a fondo e contrae il ventre per cogliere ogni singola pulsazione. Si fa riempire dallo sperma mentre mi guarda. Attende la fine poi si alza lenta. Non degna di uno sguardo il suo improvvisato amante e viene verso di me. Si pone davanti ai miei occhi, seduto ho il suo ventre all’altezza giusta, quindi divarica le gambe e si massaggia forte il ventre.
* Guardami!
Attira il mio sguardo sulla mano che apre le labbra della vagina e sul seme dell’uomo che cola da lì.
* Allora, ho vinto io la scommessa… o no?
rupescissa
Racconto tratto da: Parolerotiche
http://www.parolerotiche.net/viewstory.php?sid=37
Parolerotiche- racconti - I racconti di Milù - Racconti Erotici illustrati - Video Porno - Video Hard e Gallerie Porno
"Che cazzo di freddo!"
Zelda soffiò sulle dita gelide nel tentativo di riscaldarle. La temperatura era ben diversa da quella a cui era abituata e il suo corpo aveva bisogno di adattarsi.
"Bel cazzo di momento ho scelto per dare le dimissioni e prendermi un periodo di riflessione!"
Era buio, si guardò intorno e si accorse che si trovava nel solito vicolo buio con bidone della spazzatura rovesciato per terra e gatto che smozzicava una lisca di pesce andato a male.
Decisamente il Dipartimento aveva bisogno di rinnovarsi un po', nulla di cui stupirsi se Zelda continuava a fallire!
Mille anni di onorata carriera e ora le consigliavano di prendersi un anno sabbatico.
Dagli occhi le sprizzarono alcune scintille rosse, segno che la sua ira stava crescendo e andava diretta contro qualcosa o qualcuno.
Chi aveva indotto in tentazione Galadriel durante il suo digiuno?
Chi aveva fatto da custode al Santo Graal meglio di un cavaliere, seducendo tutti - e proprio tutti! anche quel cesso di monaco che praticava l'astinenza dall'acqua, puah! - quelli che erano partiti alla sua ricerca?
E anche se Mefistofele non lo aveva ammesso pubblicamente, era stato solo grazie alla sua arte oratoria, o meglio orale, se Faust aveva ceduto la sua anima!
Aveva perfino ricevuto le Corna d'Oro, la più alta onorificenza mai concessa a una demonessa! Maledetto maschilismo infernale.
Nessuno era bravo come lei, e nessuno svolgeva con altrettanto piacere il proprio lavoro.
Tirò un calcio al solito ciottolo, mandandolo a sbattere contro il bidone.
"Meeeoowwww!"
Il gatto protestò contro l'interruzione del suo pasto.
"Fanculo! Possibile che tutte le volte che mangio in santa pace deve arrivare qualcuno a rompermi i coglioni?!"
Zelda lo squadrò con aria di sufficienza, ergendosi in tutto il suo metro e sessanta.
"Zitto tu, famiglio dei miei stivali! Non sai riconoscere l'Ira Funesta di una diavolessa quando la vedi? Potrei friggerti con un'occhiata!"
Il micio, un bel soriano cicciottello, balzò agilmente sul bidone ponendosi all'altezza di Zelda.
"Mi perdoni, madame! Non l'avevo riconosciuta" si affrettò a porre rimedio con tono mellifluo, prima di finire arrostito. Nella sua mente passarono per un secondo le immagini di quella volta che quasi ci aveva rimesso la pelliccia per essersi intrufolato nella cucina del ristorante "Shanghai Surprise" dietro l'angolo. Già si era visto tramutato in supplì di coniglio, magia degli orientali!
"Qual buon vento la porta qui? Una Sabba scopereccio? Riprende l'operazione Sodoma&Gomorra? Si tenta il premio Nobel per la pace? O si tratta di qualcosa di più importante? Una così bella demonessa non viene scomodata per simili cosucce"
Zelda, orgogliosa com'era (l'orgoglio era uno dei Peccati Base da cui non bisognava prescindere), non si sarebbe mai mostrata debole davanti a un umile famiglio, anzi gli untuosi modi del gatto le riscaldarono il cuore...oops! l'anima...ehm, la riscaldarono, insomma.
Era un po' troppo tempo che Laggiù riceveva solo calci nel sedere e quei complimenti sortirono l'effetto desiderato: decise di non friggere l'impertinente felino.
Il famiglio la guardò con attenzione: la diavolessa era davvero sexy, con quel miniabito rosso semitrasparente con due lingue di fuoco che a mala pena arrivavano a coprire i capezzoli. E quella lunga codina puntuta... chissà cosa nascondeva!
Sesso. Sesso. Sesso!
Qualche isolato più in là, nella casa che aveva abbandonato per darsi alla vita da sbandato, c'era una bella micetta sempre segregata tra le quattro mura... anzi senza andare troppo per il sottile, nel vicolo vicino c'era quel gattone pacifico a cui tutti portavano sempre da mangiare. Un'inculatina gliel'avrebbe data volentieri...
Si rese conto con stupore che era la presenza della diavolessa a ispirargli quei pensieri e si congratulò con lei per il suo potere.
Nessuno avrebbe potuto resisterle!
Zelda a quel punto non resse più e si lasciò scivolare a terra, sedendosi in mezzo alla sporcizia e scoppiando in un pianto dirotto.
"Col cazzo che nessuno mi resiste!" singhiozzò, "Al giorno d'oggi ormai nessuno pecca più come una volta. Tutto è permesso, tutto è lecito. E niente è peccato!"
Tirò su col naso rumorosamente, mentre dei grossi lacrimoni venivano giù lungo le sue guance, mettendo a dura prova la resistenza del "Devil Make-up".
"E qual è il risultato di tutto ciò? Che la divisione Tentazioni Carnali ha previsto duemila tagli e forse licenzieranno anche me."
Il famiglio la osservò sconcertato, non aveva mai visto una demonessa piangere se non per indurre in tentazione qualcuno. E capì il perché: erano ancora più sensuali quando piangevano!
Le saltò in grembo, facendo le fusa: era provato che avere tra le mani un animale caldo e peloso aveva effetti rilassanti sulle persone. E a lui piaceva da morire il contatto con quel corpo morbido.
"Come ti chiami, bella diavoletta?"
"Zelda" singhiozzò lei "E fino a qualche anno fa ero la migliore! Chi credi abbia organizzato lo scandalo Lewinsky? Io! E ora rischio che mi spediscano al reparto Tentazioni Fiscali, magari in Archivio e mi faranno indossare un tailleur grigio topo"
Il micio provò orrore a quel pensiero.
"Mi stai dicendo che gli umani non scopano più?"
Zelda cominciò ad accarezzarlo nel verso del pelo.
"Per scopare scopano, ma tu ricordi i bei tempi quando la sodomia era un peccato? E i pompini? Roba diabolica! E il sadomasochismo? Qualcosa da tenere nell'ombra, da non rivelare, da praticare nei sotterranei di casa propria. I tradimenti! Quelle belle cornificazioni che sfociavano in delitti d'onore! Ahhh!
Oggi no, è tutto materiale da talk show, da manualistica, come se fosse bricolage. Il partner va tradito il venerdì sera, magari si fa pure una cosuccia a tre o a quattro. E dopo tutti insieme a mangiare in trattoria!
S'è perso il gusto del proibito, perché di proibito non c'è più niente, e di conseguenza non esiste più il peccato."
Gli grattò la testa, proprio in mezzo alle orecchie, dove a lui piaceva così tanto.
"Diciamola tutta, ormai la perversione vera è la castità!
E una come me...è...è..."singhiozzò più forte "fuori moda!"
Il gatto, tra le carezze della satanica tentatrice e tutto quel parlare di sesso, ormai non ne poteva più.
"Posso aiutarti, Zelda! Anzi, so chi può' aiutarti"
La demonessa lo guardò con gli occhi color giaietto sgranati.
"Tu? E come?"
"Cos'hai da perdere?" replicò il felino saggiamente, continuando a strusciarsi contro il suo seno.
"Io nulla, ma se mi deludi diventerai supplì di coniglio"
Pochi secondi più tardi, in una nuvola di fumo rossiccio con contorno di lampi accecanti e puzzo di zolfo, Zelda e il gatto fecero la loro Apparizione Trionfale sul tappeto persiano di un salotto con divani color champagne e una libreria che occupava i due terzi delle pareti.
"AAAHHHHHHH!!!!" Un urlo li fece trasalire.
"Mi ha portata lui qui!" Si giustificò Zelda porgendo il gatto alla donna nella stanza.
L'altra esitò per un momento, poi cominciò a tossire per il fumo che tardava a diradarsi.
"Cagliostro!" esclamò, cercando di prenderlo tra le braccia, ma il felino schizzò via sparendo.
"E in quale altro modo potevi chiamarti?" rise Zelda agitando la coda deliziata.
"Io mi chiamo Fiamma, Cagliostro è il gatto..." azzardò la donna guardandola più incuriosita che spaventata. "Chi o cosa sei tu?"
Zelda si pavoneggiò in una piccola piroetta, esibendo le curve perfette e i magnifici capelli rossi che le ricadevano sulle spalle e gettavano strategiche ombre sul suo volto.
"Sono una diavoletta tentatrice, cos'altro?"
E così dicendo soffiò sulle sue dita perfettamente smaltate di color Scarlatto n°666.
Fiamma fu investita da un aroma indescrivibile e penetrante che le sconvolse i sensi e le portò alla mente immagini sensuali ed eccitanti, una breve dimostrazione dei poteri della demonessa, che lasciarono la presa sulla sua mente non appena il profumo si fu sfumato.
"Se sei qui per tentarmi, mi spiace ma arrivi tardi!" Rispose la donna con voce resa languida dal Soffio di Demone. "Da piccola collezionavo 'Cioè' e 'Dolly' e, dopo una breve parentesi di libri rosa, mi sono data alla letteratura erotica e alla conseguente implementazione di quanto appreso. Sai com'è... dalla teoria alla pratica."
Zelda si lasciò cadere sulla poltrona, sconsolata.
"Allora perché Cagliostro mi ha portata qui?"
La demonessa avrebbe potuto conoscere la risposta se solo avesse dato un'occhiata alla camera da letto, dove si stava consumando il più focoso degli amplessi tra il furbo gattaccio e Beatrice, la micetta che lo aveva sostituito dopo la sua fuga alla scoperta del mondo.
"Non saprei," rispose Fiamma, avvicinandosi sempre più curiosa "Qui l'unica vergine che c'è è la gatta... Oh, diavolo! Oops, pardon!"
Zelda ridacchiò
"Fa' pure, non siamo così suscettibili come Quello Lì, noi di Laggiù"
La donna la osservò meglio e si rese conto che quello era un caso in cui si chiamava in causa la Solidarietà Femminile. Prese da un mobile bar due bicchieri, una lattina di Coca e del rhum.
"Se ti va di parlarne," cominciò "sono sicura che non si tratta di nulla che non possa essere risolto davanti a un cubalibre e un sacchetto di patatine"
Fu così che Fiamma venne a conoscenza della storia di Zelda e dopo il secondo bicchiere si sentiva abbastanza a proprio agio in presenza della demonessa da chiederle se era vero che gli angeli fossero ben forniti, come aveva letto sul newsgroup di racconti zozzi.
"A noi è proibito tentare gli angeli," rispose l'altra con un sorriso che trasudava malizia "Ma posso dirti in confidenza -hic!- che non sono tutto questo granché. Grosso, sì ce l'hanno grosso. Ma immagina di scopare con uno che di continuo ti chiede 'ti faccio male, cara?'. E quell'odore di biscotti! E' nauseante dopo un po'"
Fiamma annuì con aria d'intesa
"Immaginavo più o meno una cosa del genere, e poi non è mai stata una mia fantasia. Sto pensando di farmi lo psicanalista, invece."
"Bene!" gli occhi di Zelda si illuminarono, "Farsi lo psicanalista, certo che è un peccatuccio niente male"
"Tu dici?" ironizzò Fiamma, "Ma se quasi tutti se la fanno con almeno una delle pazienti, è risaputo! Ci sono dei film che ne parlano, e dei libri, e anche io ci scriverò su un racconto"
Zelda s'immusonì.
"Ma possibile che il sesso non sia più un tabù?"
"Dai, non fare così" la consolò l'altra, "Sì che lo è. Guarda, ti faccio leggere le email che mi arrivano da quelli che leggono i racconti sul mio sito."
Così dicendo prese il portatile e andò nella cartella della posta eliminata.
"Leggi, c'è questo tipo che non osa nemmeno firmarsi che mi dice che mi dovrei vergognare di scrivere di sesso, quest'altro che afferma che sono una troia malata di ipocazzite e, dulcis in fundo, uno che mi esorta ad andare dallo psicanalista. Forse vuole che realizzi la mia fantasia" Fiamma rise tentando di incoraggiare la demonessa.
Ma Zelda liquidò tutto con una scrollata di spalle che fece ondeggiare pericolosamente i suoi seni.
"Sono loro che peccano d'Ipocrisia. E fanno bene, è un bel peccato anche se comune. Forse se sarò fortunata mi spediranno in quella divisione invece che tra i Fiscalisti."
Fiamma s'intenerì e la strinse tra le braccia, per consolarla. Fu di nuovo investita da un'ondata di pensieri supererotici e si ritrovò bagnata come non lo era mai stata.
Si costrinse a recuperare il controllo di sé.
"Dobbiamo inventarci qualcosa, Zelda." fece lavorare la materia grigia, cercando un'idea, una qualsiasi idea che potesse aiutare la sua nuova amica, tentando di non farsi distrarre dal contatto con quel corpo. Cazzo, era sempre stata eterosessuale praticante e convinta, la demonessa era davvero potente.
"Ci sono! Eureka!"
Zelda la guardò speranzosa.
"Avete semplicemente bisogno di un po' di Innovazione!" esclamò Fiamma, mentre i pensieri si affollavano nella sua mente, concatenandosi in nessi pindarici. "Da' retta a me che ho studiato marketing. Dovete modificare la percezione che il cliente ha del prodotto. Dopo tutto è quello il vero problema. Bisogna fare in modo che il sesso sia considerato un peccato! E per fare questo..." le dita si mossero veloci sulla tastiera "...Non c'è nessuno strumento più potente di internet!"
"Internet?" ripeté Zelda confusa
"Sì! Devi farti un sito!"
La diavolessa assunse un'aria delusa
"Ma di siti porno ce n'è un'infinità... Tette, culi, cazzi. Basta un click e si vede tutto. Fanno anche sesso su internet. E' roba vecchia, ormai..."
"Appunto!" Fiamma assunse un'aria di trionfo "Nulla di così banale, il tuo sarà il sito da cui partirà la Crociata della Moralità!"
Zelda spalancò la bocca.
"Moralità? Finirò in Purgatorio! E io sto così bene all'Inferno, c'è tanta gente interessante..."
"Non sarà difficile, visto lo scopo, ottenere un dominio .va!" continuò Fiamma, che non aveva neanche sentito le proteste dell'altra, presa com'era dalla sua idea. "Il Vaticano, amica mia! Sferreremo l'attacco all'immoralità proprio partendo da lì. E sicuramente qualche giornale ultra moralista ci darà man forte."
La diavolessa agitò la coda, percependo la portata del piano, mentre piacevoli ricordi secolari di orgette sadomaso in Vaticano le tornavano in mente.
"Chiederemo per prima cosa che siano oscurati tutti i siti porno ed erotici e faremo smettere anche quelle ammiccanti pubblicità televisive di elettrostimolatori"
"Ma cosa succederà al tuo sito, poi?" Chiese Zelda, quasi peccando di altruismo.
Fiamma rise:
"Niente, semplicemente aumenteranno gli accessi! Se la gente considererà peccato anche leggere i racconti zozzi online, sarà una pacchia!" il suo tono si fece malizioso "Dovrete trovare un altro posto per materializzarvi sulla terra, i vicoli bui saranno finalmente utilizzati per scopate clandestine poco ortodosse!"
Fu così che Zelda, dopo aver salutato la sua nuova amica, tornò al calduccio degli Inferi per conferire con Mefistofele in persona. Riuscì ad ottenere un abboccamento col Grande Capo e, mentre lo succhiava con diabolica abilità sulla poltrona presidenziale, gli espose il suo piano e non solo riuscì a conservare il posto nella divisione Tentazioni Carnali, ma ottenne anche un ufficio tutto suo grazie al numero "ingoio&colatina di sperma dall'angolo della bocca".
Il resto della storia la conoscete, il Paese fu scosso dalle fondamenta dall'operato della Crociata della Moralità che, iniziato da un minuscolo sito internet.va, intestato a Zelda De' Angelis, ben presto si diffuse a macchia d'olio passando per tutte le sale d'aspetto degli studi medici che ostentavano le loro brave copie di 'Famiglia Cattolica'.
Scopare senza concepire era peccato. I pompini? Peccato! La sodomia? Peccatissimo! Gli stilisti furono costretti a modificare le loro collezioni autunno-inverno, allungando di dieci centimetri tutte le minigonne e abolendo spacchi e scollature vertiginose.
Iniziò una nuova era: il Rinascimento Morale. I siti porno guadagnarono miliardi, arrivando a quotarsi in borsa grazie a un complicato sistema di partecipazioni societarie.
E il sito di Fiamma? Scandalizzò tutto il web con il racconto sexy sulle vere origini della Crociata della Moralità, pubblicando perfino delle foto sfocate di una diavolessa dai capelli rossi in pose discinte, che avrebbe fatto sbavare chiunque se solo fosse stata vera. Ma, naturalmente, l'autrice confermò che si trattava solo di un personaggio di fantasia.
Intanto in un salottino di una tranquilla casa del centro, una nidiata di micetti si rotolava in una cesta giocando con un gomitolo, sotto lo sguardo amorevole di Cagliostro e Beatrice.
A pochi metri da loro, Fiamma e Zelda fecero l'ennesimo brindisi alla perfetta riuscita del loro piano.
"A noi due! Pericoli pubblici numero uno!" gridò Zelda, stesa sul morbido tappeto persiano.
"A noi due! E al sesso!" ridacchiò Fiamma, che già sentiva l'effetto del cubalibre, ricetta infernale.
Stette un momento in silenzio, pensierosa, poi si volse verso l'amica.
"Sai che c'è una cosa davvero immorale? Non mi viene in mente peccato più grande, e solo tu potresti aiutarmi a compierlo."
Zelda la guardò con occhi ridenti, pronta ad entrare in azione: la Divisione Peccati Carnali le aveva conferito nuovi poteri di seduzione e tentazione, ma lei era sempre pronta ad usufruire della fantasia dell'amica per migliorare il servizio.
Quando si dice Customer Care!
"Qual è questo peccato?"
Fiamma le posò una mano sul seno, leggera.
"Immagina... uno scrittore, o una scrittrice, che seduce la protagonista dei propri racconti, la sua creatura. Ti viene in mente qualcosa di più immorale?"
Zelda rifletté, poi rispose, seria:
"Tu ne sai una più del diavolo..."
Risero entrambe, baciandosi. E mentre il sipario calava, si diffuse nell'aria Eau Du Demon, il profumo della seduzione, anche se non ce n'era bisogno.
Scarlet
Racconto tratto da: I racconti di Milù
http://www.iomilu.com/viewstory.php?sid=247
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